LA PRIGIONIA

Informazioni

Lunghezza: 40,5km
Dislivello: ↑ 250m ↓ 730m
Durata: 3 giorni

Tracciato GPS

Nel febbraio del 1686 Vittorio Amedeo II, spinto dal re di Francia Luigi XIV, decise di “risolvere anche nelle sue terre il problema dei valdesi”. Questi per parte loro, riuniti in assemblea, decisero di combattere, ma la resistenza fu presto vinta dalle forze nettamente superiori dei francesi e dei piemontesi. Il bilancio complessivo della guerra fu terribile: più di 1.600 valdesi morti e circa 12.000 rinchiusi in 14 prigioni piemontesi. L’itinerario si sviluppa partendo da Bobbio Pellice, per tre tappe distribuite su 41 km, e attraversa tutta la Val Pellice passando per Torre Pellice. Qui si passa davanti alla Fondazione Centro Culturale Valdese, dove si può visitare il Museo valdese con le sue sezioni Storica ed Etnografica. Il cammino prosegue quindi verso Bricherasio, Cavour, arrivando infine a Villafranca Piemonte, che sorge a breve distanza dal corso del fiume Po. Questo era il punto di partenza dei valdesi che da qui venivano imbarcati per le varie destinazioni di prigionia.

Un Itinerario che può essere percorso tutto l’anno. Primavera ed autunno le stagioni più consigliate, per evitare di correre il rischio di avere freddo o molto caldo.

È un percorso escursionistico che non presenta difficoltà tecniche particolari. È destinato, dunque, a persone di tutte l’età, abituate un minimo a camminare per alcune ore al giorno, e per più giorni consecutivi, con lo zaino sulle spalle.

Vi consigliamo di acquistare la guida Sulle strade dei valdesi. Dalla prigionia all’epico ritorno che è lo strumento migliore per percorrere l’itinerario. In alcuni casi avere il GPS con sé può ritornare utile. Bisogna però saperlo utilizzare e va caricata in anticipo la traccia integrale del percorso.

– Zaino: dovrebbe avere una capienza massima di 65 l per gli uomini, 55 l per le donne (per le quali sono disponibili in commercio zaini specifici), e pesare tra gli 8 e i 10 kg
– Scarponcini da escursionismo
– Bastoncini: aiutano a scaricare il peso dalle gambe alle braccia, e sono una sicurezza in discesa
– Scarpe leggere o sandali: per il riposo e i tratti di asfalto
– Calze da trekking
– Mutande
– Pantalone lungo e pantalone corto da trekking
– Pantalone leggero da riposo
– 2 Magliette tecniche per camminare, in fibra traspirante: le migliori sono in lana merino
– Maglietta di cotone per la sera e per dormire
– Maglia di pile
– Giacca a vento da montagna
– Coprizaino
– Sacco lenzuolo (il sacco a pelo è superfluo perché si trovano sempre le coperte)
– Asciugamano (meglio se in microfibra)
– Sapone di Marsiglia per lavarsi e lavare i panni
– Spazzolino e dentifricio
– Cerotti per vesciche (consigliato per chi ha i piedi sensibili)
– Kit di pronto soccorso (da trekking, quindi leggero)
– Carta igienica
– Occhiali da sole, cappello e crema per il sole
– Borraccia da litro
– Coltellino multiuso con posate
– Guida del cammino
– Gps con caricabatterie (facoltativo)
– Portafoglio con soldi, carta bancomat e di credito, documenti
– Cellulare e alimentatore

Il costo medio giornaliero per una persona è di circa 65 – 75 €, comprensivi di pernottamento e cena in alberghi economici, in B&B, ostelli, con trattamento di mezza pensione, e di pranzo al sacco acquistando il cibo nei negozi.

Lunghezza: 10km
Dislivello: ↑ 180m ↓ 400m
Durata: 3:30 ore
Difficoltà: facile

Scarica traccia GPS

Il percorso segue il fondovalle della val Pellice camminando inizialmente sull’ombroso e boscoso versante destro. Alle nostre spalle si stagliano le vette che chiudono la valle, il Bric Bucie e la punta Fiunira. Oltrepassata Bobbio Pellice, sulla sinistra, si apre il  Vallone degli Invincibili. I valdesi vi trovarono rifugio nelle imprendibili balze della Gran Guglia. Sul lato opposto la comba dei Carbonieri fu luogo di resistenza sia nel XVII secolo, sia per le formazioni partigiane, tra il 1943 e il 1945. Da Villar Pellice, luogo ideale per spezzare la tappa a metà giornata, il cammino riprende con la salita verso il Ciarmis e le borgate a mezzacosta sul versante orografico sinistro. Il percorso è quello storico, da cui passarono i deportati durante i rastrellamenti nel maggio del 1686. Arrivati sotto la borgata dei Bonnet si scende fino al tempio del Coppieri e poi fino in centro a Torre Pellice, passando davanti al Centro culturale valdese. Al suo interno si possono visitare:

Le sale del Museo Storico conducono il visitatore attraverso questi otto secoli di storia, dalla conversione di Valdo del 1174 all’Intesa tra Stato italiano e Chiesa Evangelica Valdese del 1984.

Il Museo Etnografico racconta la vita di una famiglia contadina dell’Ottocento. Pur essendo principalmente un museo a carattere etnografico di ambiente alpino, si differenzia per alcune specificità legate alla particolare storia che caratterizza il suo territorio. È quindi possibile esplorarne il patrimonio seguendo quattro percorsi di lettura, fra loro strettamente intrecciati.

Lunghezza: 18,5km
Dislivello: ↑ 60m ↓ 290m
Durata: 5 ore
Difficoltà: facile

Scarica traccia GPS

Il cammino prosegue per un breve tratto sull’inverso, a destra del fiume Pellice, tra boschi ombrosi, verso il paesino di Lusernetta, nel Seicento baluardo cattolico. Fu’ il primo luogo dove vennero reclusi i deportati, in attesa di proseguire il viaggio verso l’ignoto. Da Lusernetta si passa di nuovo il Pellice e si attraversa Luserna San Giovanni per poi dirigersi verso Bricherasio. Mentre camminate tra i meleti, voltatevi indietro, come forse fecero anche i prigionieri valdesi: vedrete una cerchia di vette scintillanti di neve, a ogni passo più lontane, presto velate dalla foschia della piana. E immaginate lo struggimento di chi, in quelle valli, aveva casa e terra. Dopo aver imboccato e percorso per un pezzo la ciclabile Bricherasio-Barge, ci dirigiamo verso la Rocca di Cavour passando per i frutteti che ci accompagnano quasi fino in centro.

Lunghezza: 12km
Dislivello: ↑ 10m ↓ 60m
Durata: 3:30 ore
Difficoltà: facile

Scarica traccia GPS

Abbandonato il centro storico di Cavour di imboccano antiche strade, scandite dai piloni votivi, che serpeggiano nella campagna, oggi resa ancora più monotona dalla monocoltura del mais. A voltarsi indietro, le montagne sono lontane e appena riconoscibili, ma svetta alle spalle la mole della Rocca di Cavour, come un’isola in un mare verdeggiante. Il corso Wuillermin porta a via Roma e al centro di Villafranca Piemonte, sorto a breve distanza dal corso del fiume Po. L’esistenza di un porto fluviale è documentata dal XII secolo. Questo era il punto di partenza dei valdesi verso le varie prigioni sparse per tutto il Piemonte.